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<> sloveno sul rigassificatore di Zaule


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COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DEL GOLFO DI TRIESTE

<< No paper >> sloveno sul rigassificatore di Zaule

23 agosto 2010

La Slovenia ha smentito l’esistenza del “ no paper “ e, quel documento, posto che esistesse, non varrebbe nulla perché si tratterebbe di una “chiacchiera” informale priva di valore giuridico che non imporrebbe obblighi di sorta. Viceversa, le voci più rappresentative del settore energetico e ambientale della Slovenia, hanno riconfermato l’esistenza di un corposo dossier, in fase ultimativa, per essere inoltrato alle competenti Commissioni europee che avranno l’obbligo di valutare la situazione che si è creata tra i due Stati frontalieri in rapporto alle accuse slovene che denunciano l’Italia di gravi violazioni del diritto comunitario nel settore energetico ed in quello ambientale e, in opposizione, vagliare le dichiarazioni italiane che insistono nell’asserire d’aver agito in perfetta osservanza nelle regole prescritte. Allo stato dell’arte gli ambientalisti ed alcuni comitati concordano sulle dichiarazioni slovene : perché nel loro agire e nelle dichiarazioni scientifiche da loro perseguite, oltre a concordare con le relazioni scientifiche di ambientalisti e comitati non c’è l’ombra cupa di interessi che si basano sulle teorie materiali del profitto, contrariamente a quelle esposte da Gas Natural e dalle Istituzioni italiane che sfornano dati e supposizioni scientifiche che, del profitto, sembra abbiano fatto la loro bandiera. Di là da queste semplici osservazioni, che in prosieguo potranno trovare o meno conferma, null’altro esiste di concreto per poter sostenere l’esistenza del “ no paper “ da indurci a perdere tempo e giusti sonni e sperperare con inutili domande il tempo altrui. Tanto più utile sarebbe ricordare al nostro Ministro dell’Ambiente che il V.I.A. governativo sulla compatibilità ambientale, che fa da puntello alla sua “ incommentabile ” approvazione, è quanto di peggio ci si potesse attendere da un Ministro preparato nello specifico ed equidistante sul piano valutativo. Gli si dovrebbe ricordare che la Venezia Giulia fa parte di una Regione a Statuto speciale; che il suo golfo ha un mare che stagna pressoché immoto; che il sito improvvidamente scelto ( Baia di Muggia – Zaule ), è già soffocato da preesistenti nove impianti considerati ad alto rischio d’incidente rilevante con possibili conseguenze “ catastrofiche “; che a poche centinaia di metri insistono agglomerati di civile abitazione densamente popolati; che non ci sono adeguate vie di fuga e che il sito è praticamente sprovvisto di seri e autentici presidi sulla sicurezza; che la maggior parte della documentazione del castello che ha portato all’approvazione dell’impianto è scandalosamente mistificato e le varie approvazioni di natura tecnica, sono state portate avanti sulle basi di un S.I.A. confezionato da tecnici assoldati e pagati da Gas Natural.

Tutto ciò precisato, in violazione alla Costituzione della Repubblica Italiana e, nello specifico, all’accertata violenza alla verità ed ai diritti assoluti delle popolazioni giuliane, non è opponibile alcunché che non sia esclusivamente l’opzione ZERO ! Quando un’asserita necessità nazionale è inventata solo per motivi d’inconfessabili interessi, la condizione dello stato morale è disvalore assoluto. Pertanto tutto ciò di cui si parla su basi di chiacchiere virtuali prive di sostenibili certezze, di ininfluenti e fantasiose validazioni di verità, non potranno trovare adeguato ristoro tra i cittadini della Venezia Giulia che, allo stato, sono ancora in attesa di essere debitamente informati e giustamente rispettati. Comportamenti di civiltà che devono essere percorsi da tutti : Italia, Slovenia e pure dalle Commissioni tecniche della Comunità Europea perché nel caso corrispondesse a verità il congelamento sugli esami tecnici della controversia in atto tra i due Stati coinvolti, sarebbe il caso di ricordare che le Commissioni Europee, non devono intrudere in siffatte dispute, perché rischiano di validare il soggettivismo dei poteri forti in danno di coloro che rispondono più correttamente all’inciso finale dei benefici che spettano, nella fattispecie, ai cittadini e non agli atti ed alle azioni portate avanti d’imperio dagli Stati che sempre più spesso fraintendono il valore della giustizia collettiva con quello più interessato dei poteri forti. Già ai tempi di Cicerone usava dirsi : << Il Bene del Popolo sia il Bene Supremo >>.

L’addetto stampa Sito : http//amici.golfo.ts.googlepages.com Arnaldo Scrocco




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